(1856 - 1924)
Woodrow Wilson, Presidente dal 1913 al 1921, ha forte ammirazione per l'europa che esprime negli anni da studente pubblicando saggi fra cui Prince Bismarck (1877), definito la figura piu eminente della storia moderna in grado di mettere in piedi l'equilibrio di potenza europeo e visto come esecutivo forte e anche spregiudicato, opposto all'idea di presidenza debole, che è uno dei principi della costituzione americana.
Per Wilson infatti, il sistema costituzionale (visto comunque come la migliore forma di democrazia) andava riformato e costantemente adattato, in particolare rafforzando la figura del presidente, che più direttamente era interprete della volontà popolare.
Rispetto ai processi rivoluzionari, Wilson confronta il pensiero di Rousseau e di Burke e le rivoluzioni francese e inglese. Brutale e con l'effetto di fare tabula rasa la società in nome di un'astrattezza rivoluzionaria che fa violenza alla storia la prima, di tipo evolutivo nel rispetto di ciò che è esistente la seconda.
Con lo stesso spirito Wilson giudicherà positivamente la rivoluzione russa di febbraio, e negativamente la svolta bolscevica di ottobre.
Riprendendo lo spirito di Benjamin Franklin, anche Wilson esalta l'uomo medio, operoso che si impegna quotidianamente per la ricerca del benessere. Inoltre, con spirito Lincolniano, vedeva nelle classi lavoratrici la “spina dorsale della nazione”. Quindi, la sua opera da presidente fu improntata al contrasto dello strapotere delle corporations seppure con spirito meno interventistico di Roosevelt (repubblicano accusato, almeno sulla carta, di intervenire troppo direttamente nell'economia).
Wilson si impegna infatti in una politica della terza via fra liberismo e statalismo (anche di impronta socialista): lo stato deve imporre delle regole ed assicurarsi che vengano rispettate, in particolare contro la formazione di monopoli, ma senza assumere il controllo delle attività economiche e preservando l'iniziativa privata.
Eletto presidente, si darà un ruolo attivo e farà varare leggi di riforma in tema di dazi doganali, controllo dei trusts, credito agli agricoltori, difesa del lavoro minorile. Tuttavia la sua azione escluse il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di colore nel sud ed il diritto di voto alle donne.
Nonostante i distinguo di tipo soprattutto elettorale, la politica di Wilson nei fatti dimostrò di essere in consonanza con quella del suo predecessore Roosevelt.
Durante i suoi due mandati, Wilson si confronta con la rivoluzione messicana del 1910, la prima guerra mondiale, la rivoluzione bolscevica, le conferenze di pace.
Con l'intervento nella prima guerra mondiale nell'aprile 1917 si realizza l'abbandono della dottrina monroe che già aveva vacillato con la guerra con la Spagna nel 1898 ed il limitato intervento nella rivoluzione Messicana del 1910, che se da un lato rientravano nell'idea del grande Continente Americano e dell'appoggio ai regimi costituzionali e all'indipendenza dalle colonie, non si potevano dire atti di neutralità.
L'ingresso in guerra fu determinato dall'avversione per la politica aggressiva della Germania, dalla guerra sottomarina e dalla convinzione che un nuovo ordine mondiale con l'America come perno fosse necessario, oltre che dalla difesa degli interessi americani ormai diffusi su scala mondiale.
Come base per i trattati di pace alla fine della guerra, Wilson proporrà i famosi quattordici punti , che dovevano garantire una pace durevole, cercando di superare la dottrina dell'equilibrio di potenza che aveva portato alla guerra.
I punti erano l'espressione di un'idea kantiana di regole internazionali che dovevano garantire la pace. Per garantire il rispetto di regole internazionali Wilson propone la costituzione della Società delle Nazioni. Questo meccanismo doveva garantire la possibilità di risolvere i conflitti senza l'uso della forza.
Tuttavia, il passaggio della linea dura voluta da Francia ed Inghilterra nei trattati di pace, ed il rifiuto degli Stati Uniti di entrare nella società delle nazioni con il voto negativo del congresso fanno fallire questi propositi, e gli stati uniti tornano verso un isolazionismo che durerà fino all'intervento nella seconda guerra mondiale.