Norvegese trapiantato in America, Veblen diventa critico “un-american” della politica e della società statunitense.
In particolare la sua critica si rivolge alle “classi agiate” che vivono del più che nel sistema economico industriale. Queste classi “affariste” praticano lo “spreco vistoso”, sono rapacemente in cerca del profitto economico e finanziario, ed esercitano un'influenza sproporzionata sul mondo accademico e della politica (definita da Schumpeter “teoria predatoria del profitto imprenditoriale”).
Questa classe è l'erede delle classi agiate dell'europa (Germania 800) e del Giappone, esempi feudali, di cui segue il modello, ed è il risultato del processo di formazione di un'aristocrazia di stampo americano.
A questa classe agiata ed improduttiva (rendita finanziaria) si contrappone la classe degli uomini medi, “api operose”, classe produttiva.
La contrapposizione fra queste due classi per Veblen non si risolve però nel bolscevismo: teorizza una lenta evoluzione della società americana tramite il mutare delle abitudini mentali. In questo processo il ruolo cardine non è del proletariato, ma di una classe di tecnocrati (“soviet degli ingegneri”), ingegneri, esperti, scienziati sociali (in questo si avvicina a Ward).
Durante la prima guerra mondiale (Veblen appoggia l'intervento) viene incaricato di stendere un rapporto sulla germania imperiale: qui teorizza che il giusto approccio per i paesi che giungono tardi all'industrializzazione è un forte intervento statale che deve intervenire con commesse per proteggere la produzione locale dalla concorrenza degli altri paesi (posizione analoga aveva espresso ad esempio Carey.
Inoltre, Veblen osserva che una società borghese (modello Britannico) non è l'unica a poter generare un forte sviluppo capitalistico: possono esserci paesi avanzati economicamente ma arretrati politicamente (URSS di Stalin, Germania feudale). Questo mette in crisi il concetto di Rivoluzione Borghese, e contrariamente a quanto veniva affermato, per Veblen i paesi capitalistici non sono per loro natura pacifici, ma capitalismo finanziario e guerra sono strettamente collegati, il capitalismo è bellicoso.
Le guerre sono la regola, indipendentemente dal modello economico delle nazioni: quelle dinastiche vi sono naturalmente inclini, quelle democratiche non esitano a farne ricorso per difendere i propri diritti di tipo finanziario e predatorio.
Quanto all'america, il “sistema dei prezzi” era totalmente dominante: il liberismo di Mills era stato tradito e svuotato, la democrazia messa al servizio degli affaristi. Il sistema liberale settecentesco si era trasformato nel meccanismo di difesa dei capitalisti e gli ideali di pari opportunità erano smentiti dai fatti.