(1884 - 1968)
Pastore protestante, Norman Thomas diventa capo del partito socialista alla morte di Debs.
Oscilla tra una prospettiva + moderata ed una più radicale. Si riconosce tuttavia nei principi della democrazia americana, anche se ne critica i partiti attuali: né repubblicani né democratici difendono i diritti dei lavoratori.
Il new deal di Franklin Delano Roosevelt è criticato in quanto capitalismo di stato, che offre aiuto ai lavoratori in maniera minima in confronto alle riforme necessarie. Viene visto inizialmente come ponte verso il socialismo o fascismo. Dopo la guerra, verrà rivalutato come insieme di misure che hanno in realtà scongiurato una possibile deriva fascista dell'america.
Rispetto all'esistente, Thomas vede 4 soluzioni possibili:
Il comunismo Sovietico ed il regime di Stalin sono aspramente avversati: la figura del capo indiscusso di un partito monolitico è incompatibile con il socialismo, e nel regime sovietico gli operai godono di ancora meno diritti che nelle società democratiche (anche se le donne no). Allo stesso modo sono avversati quelli che anche in america diffondono l'idea dell'avvento del socialismo con una catastrofe post 29 e la rivoluzione: Thomas vede come centrale il ruolo della democrazia parlamentare.
A guerra scoppiata, ma prima di Pearl Harbour, Thomas si schiera contro l'intervento in una guerra che opponeva i totalitarismi europei alle potenze si democratiche ma impregnate a difendere i loro diritti coloniali. Scendere nuovamente in un tale conflitto sarebbe stato cadere nel baratro del totalitarismo. Quindi si opta per l'isolazionismo con toni simili ad Hoover.
Dopo la guerra, Thomas riconoscerà l'utilità dell'intervento in quanto America è il paese leader delle democrazie e deve farsi carico di mantenere una salda democrazia internazionale.