Due riformatori sociali che si contrappongono all'individualismo sfrenato del capitalismo proponendo, in senso antisocialista, un moderato riformismo sociale e politico.
Questo riformismo doveva essere basato sulla positività dell'intervento statale nei rapporti economici e sociali, per arrivare ad una democrazia progressiva in grado di allargare il consenso.
Riguardo all'Europa, questa corrente si divide in due, tra chi dice che l'America deve guardare all'europa come buon esempio, e chi sostiene l'originalità dell'esperienza americana e la necessità di tenersi lontani dai modelli del vecchio mondo e trovare soluzioni tutte interne e nuove. Fra i primi Lloyd, tra i secondi, Croly.
Tutti e due questi pensatori si rifanno, con intensità diversa, all'esempio di Mazzini in Italia.
Denuncia dello strapotere dei grandi monopoli, i cui capi sono definiti “Cesari dell'industria”. Esperienze in nuova Zelanda ed in Europa, dove assiste ad esperienze di cooperazione che giudica positivamente.
Occorre abbandonare il laissez faire che ha portato a concentrazioni opprimenti capitanati da personaggi che hanno ancora più potere dei re dell'ancien regime ed ormai non rende più per nulla possibile il mito del self-made man in una società che invece strangola i piccoli.
L'America deve attingere a queste esperienze ed in particolare dall'europa per compiere riforme politiche e sociali, anche se sul lungo periodo Lloyd crede che l'America per le sue caratteristiche sia la culla ideale per il movimento di auto organizzazione degli operai.
La cooperazione sarebbe, per Lloyd, un'ulteriore applicazione del principio dell'autogoverno.
A differenza di Lloyd, Croly vede come anacronistica ed impossibile la concezione di una società ostile alle grandi concentrazioni di potere economico. Fra i padri fondatori, Hamilton aveva previsto meglio le sorti dell'economia di Jefferson, anche se vede come difetto del primo il conservatorismo elitistico e del secondo il democraticismo arcaico.
Bisognava, per Croly, unire la democrazia politica e modernità economica, attraverso una serie di riforme sociali. La riforma dovrà dare un maggior spazio allo stato, ma superare il concetto di identità fra interessi privati ed interesse pubblico. Quest'ultimo deve prevalere sul primo, con intervento dello stato in economia. Queste posizioni si rispecchiano nel fatto che Croly è un sostenitore di Theodore Roosevelt, visto come unificatore dei riformisti sotto la bandiera del progressivismo.
Le riforme devono essere decise e rivolte al sostegno di chi ne ha più bisogno (le classi lavoratrici). La proprietà privata va mantenuta ma riformata, senza idee estreme di tipo socialista.
In politica estera Croly sostiene l'abbandono della dottrina Monroe, dicendo che l'America deve prendere atto del suo ruolo globale e della sua missione pacificatrice per consentire lo stabilirsi di condizioni adatte per la democrazia.