Collocato politicamente in una posizione intermedia, più “a destra” di Jefferson, più “a sinistra” di Adams e Hamilton.
Anche Madison critima aspramente il vecchio mondo, in cui “non sono i re ad essere fatti per il popolo, ma i popoli per i re”, ed auspica una rigorosa separazione fra i due mondi.
Tema principale nell'opera di Madison è la scongiurazione del rischio della Tirannide della maggioranza.
I regimi politici sono infatti esposti a due rischi opposti:
La seconda è assai piu irresistibile della tirannide dei pochi in quanto la legittimazione dal basso è piu forte del diritto divino su cui si fonda: si tratta di un rischio strutturale dei regimi democratici moderni.
Il contrasto di questo rischio è esposto nell'articolo 10 del Federalist ad opera di Madison.
Per Madison è irrealistico pensare a società omogenee, in tutte le società si viene a creare un conflitto fra i due gruppi dei ricchi e dei poveri, che hanno interessi opposti. E' quindi naturale che le società si dividano in fazioni che si avvicendano al potere, che con il potere cercano di opprimere le altre.
La politica quindi è politica delle fazioni, lo stato deve regolare il conflitto fra le diverse fazioni.
Nel regolare il conflitto, lo stato non può abolire le fazioni, cosa che si tradurrebbe nell'abolizione della libertà individuale (come infatti faranno i regimi totalitari abolendo le fazioni).
Per limitare lo strapotere potenziale delle fazioni, bisogna creare una Repubblica federale forte di grandi dimensioni con forti caratteristiche di pluralismo.
Checks and balances: ci sono infiniti centri di potere che è impossibile siano conquistati tutti dalla stessa fazione. Ci sono meccanismi di controllo reciproco, associazioni, partiti, comitati.
Tutto questo concorre alla creazione di una società caratterizzata dal pluralismo contro il rischio del despotismo.