Herbert C. Hoover è l'ultimo dei presidenti fra Wilson e Franklin Delano Roosevelt, rimane in carica dal 1929 al 1933.
Dopo aver partecipato alla conferenza di pace di Parigi ed essersi occupato di ricostruzione e sostegno alle popolazioni, viene eletto nel 1928, in un periodo di forte sviluppo economico trainato dai grandi trust e dalle corporation.
A fronte della crisi del 29, tenta di contrastarla con la ricetta del liberismo, che però non funziona. E' convinto che la crisi arrivi in realtà dalle economie turbolente europee dopo la prima guerra mondiale che hanno trascinato nel vortice quella americana, sostanzialmente sana.
Hoover aggiorna i temi tradizionali del Liberalismo - Liberismo. Per Hoover occore tenere salda la tradizione dell'individualismo liberale, in contrapposizione con il vecchio mondo dove proliferano regimi statalistici ed illiberali. Elogio dell'america come terra di libertà e di opportunità, non chiusa nelle caste e classi sociali europee.
Per hoover il liberalismo ed il liberismo devono avvenire contemporaneamente: dove non c'è libertà d'impresa e libero mercato non c'è neanche libertà civile e politica.
Franklin Delano Roosevelt viene considerato da Hoover come un antiamericano, un alieno europeo, che attraverso il new deal di interventismo statale e burocratico rischia di portare alla tirannide statalistica che porta verso fascismo, comunismo, nazismo e che va quindi radicalmente contrastato. In hoover l'avversione per il comunismo non porta all'avvicinamento al fascismo-nazismo che sono visti come nemici del sistema liberale.
Facendo un parallelo con il periodo della rivoluzione francese, Hoover respinge l'idea dell'intervento negli affari europei, e spinge per un nuovo periodo isolazionista dell'america.