Adams e Hamilton da subito ritengono la rivoluzione un momento negativo. Jefferson, Paine e Madison invece la valutano inizialmente come “rivoluzione sorella”.
Poi, con l'avvento di Napoleone convergono tutti verso la Dottrina Monroe (1823), che prevede in modo esplicito che:
Osservando il Giacobinismo, giungono a contrapporre due diversi modi di fare politica:
Più tardi Walter Lippmann reagirà rispetto ai totalitarismi come Madison nei confronti del giacobinismo.
George Washington, inizialmente entusiasta già nel 1796 nel suo Farewell Adress esprime la necessità di tenersi separati dall'europa dilaniata dalle guerre e anche dagli estremismi della rivoluzione francese.
Hamilton è estremamente avverso alla rivoluzione, per il sovvertimento e l'esecuzione del re e la deriva estremista e sanguinaria con Robespierre e Marat. Anarchia, vizio e rischio di despotismo. Furia distruttrice verso le istituzioni. La critica alla rivoluzione ha anche ragioni di politica interna, nella lotta fra conservatori e democratici, che si concluderà con la vittoria di questi ultimi, con l'elezione a presidente di Jefferson.
Adams ha una posizione simile e complementare a quella di Hamilton, basata su tre punti:
James Monroe divide la rivoluzione in due fasi giudicate in modo opposto:
Egalitè francese è sbagliata: non uguaglianza delle condizioni, ma uguaglianza delle possibilità.
Thomas Paine, inglese trapiantato in USA, inizialmente vede le due rivoluzioni come sorelle, il nuovo mondo rigenera il vecchio. Fortissima critica verso la monarchia (in riferimento a quella inglese) . E' in Francia dal 1792, partecipa alla stesura della costituzione, di parte Girondina. Viene imprigionato,liberato e torna in america. In America è fortemente criticato dai Federalisti, ed assiste alla degenerazione del regime francese.
Jefferson è stato il più grande sostenitore della Rivoluzione Francese fra i padri fondatori.
Prende parte attivamente (come Paine) ai lavori della prima fase della Rivoluzione, in quanto (e in parte nonostante) ambasciatore americano a Parigi. Auspica soluzioni pacifiche, ma anche alcune aperture ai metodi dei Giacobini. Solo con la dittatura Napoleonica dovrà prenderne le distanze, ed arrivare ad accettare la dottrina Monroe, pur riconoscendo con un sostanziale ottimismo che la libertà dovrà prevalere in europa e nel mondo.