Il dibattito sulla Rivoluzione Francese

Adams e Hamilton da subito ritengono la rivoluzione un momento negativo. Jefferson, Paine e Madison invece la valutano inizialmente come “rivoluzione sorella”.

Poi, con l'avvento di Napoleone convergono tutti verso la Dottrina Monroe (1823), che prevede in modo esplicito che:

  1. Gli americani non devono mischiarsi nelle faccende europee
  2. Gli europei non devono intromettersi nelle faccende dell'intero continente Americano.Gli Stati Uniti sostengono i moti di indipendenza dei paesi del sud america, che così viene a trovarsi nell'area di influenza USA.

Osservando il Giacobinismo, giungono a contrapporre due diversi modi di fare politica:

  1. Politica assoluta (Marx, Rousseau, Giacobini, URSS). Politica che vuole realizzare i grandi fini, politica ideologica, società senza classi, “costringere i non liberi a diventare liberi”.
  1. Politica Empirica (Americani, Inglesi). Governo + debole, concezione più pessimistica, fallibilità delle istituzioni umane.

Più tardi Walter Lippmann reagirà rispetto ai totalitarismi come Madison nei confronti del giacobinismo.

George Washington, inizialmente entusiasta già nel 1796 nel suo Farewell Adress esprime la necessità di tenersi separati dall'europa dilaniata dalle guerre e anche dagli estremismi della rivoluzione francese.

Hamilton è estremamente avverso alla rivoluzione, per il sovvertimento e l'esecuzione del re e la deriva estremista e sanguinaria con Robespierre e Marat. Anarchia, vizio e rischio di despotismo. Furia distruttrice verso le istituzioni. La critica alla rivoluzione ha anche ragioni di politica interna, nella lotta fra conservatori e democratici, che si concluderà con la vittoria di questi ultimi, con l'elezione a presidente di Jefferson.

Adams ha una posizione simile e complementare a quella di Hamilton, basata su tre punti:

  1. che le colpe dei rivoluzionari siano basate sull'illuminismo
  2. ruolo della componente militare come nucleo permanente dello stato centralistico: alla fine la rivoluzione si era avvalsa dell'appoggio dell'esercito nell'abbattere clero e nobiltà.
  3. la democrazia è causa dell'avvento di questo nuovo tipo di dispotismo, reso possibile dalla distruzione delle gerarchie.

James Monroe divide la rivoluzione in due fasi giudicate in modo opposto:

  1. Dall'inizio della Rivoluzione alla morte del Re: qui il giacobinismo è stato la culla della rivoluzione
  2. Da morte di Luigi XVI alla sconfitta di Robespierre e vittoria dei Termidoriani: la società dei giacobini qui agisce in modo dispotico, andando contro la volontà popolare, ricade nei difetti che voleva correggere.

Egalitè francese è sbagliata: non uguaglianza delle condizioni, ma uguaglianza delle possibilità.

Thomas Paine, inglese trapiantato in USA, inizialmente vede le due rivoluzioni come sorelle, il nuovo mondo rigenera il vecchio. Fortissima critica verso la monarchia (in riferimento a quella inglese) . E' in Francia dal 1792, partecipa alla stesura della costituzione, di parte Girondina. Viene imprigionato,liberato e torna in america. In America è fortemente criticato dai Federalisti, ed assiste alla degenerazione del regime francese.

Jefferson è stato il più grande sostenitore della Rivoluzione Francese fra i padri fondatori.

Prende parte attivamente (come Paine) ai lavori della prima fase della Rivoluzione, in quanto (e in parte nonostante) ambasciatore americano a Parigi. Auspica soluzioni pacifiche, ma anche alcune aperture ai metodi dei Giacobini. Solo con la dittatura Napoleonica dovrà prenderne le distanze, ed arrivare ad accettare la dottrina Monroe, pur riconoscendo con un sostanziale ottimismo che la libertà dovrà prevalere in europa e nel mondo.

Madison seguirà un percorso analogo a Jefferson.

 
dibattito_sulla_rivoluzione_francese.txt · Last modified: 2009/06/06 00:34 (external edit)
 
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