Capitolo dedicato agli anni in cui si realizza grande sviluppo capitalistico, che apre diverse questioni:
Questo avviene in un contesto di sostanziale debolezza del socialismo in america, con accenni di populismo, come l'iniziativa di William Bryan che in un contesto di sostanziale bipolarismo si fa interprete dei ceti medi che si impoveriscono.
Nonostante l'assenza di un movimento socialista distinto, ci sono proteste e rivolte anche sanguinose.
Gli stessi temi verranno affrontati in seguito da Theodore Roosevelt con il progressismo.
I repubblicani in questi anni, legati agli interessi industriali del nord-est, sono fautori di protezionismo che li tutelasse. I democratici che erano meno omogenei erano favorevoli a tariffe piu basse o free trade con l'europa.
Il pensiero di Carey è in opposizione con quello di Bowen, appartenente ad una generazione precedente, che invece auspica il totale laissez faire
Considerato il padre della scuola economica americana.
I paesi che come gli Stati Uniti arrivano tardi all'industrializzazione devono essere soggetti ad un regime di protezionismo che li metta al riparo della concorrenza di quelli già sviluppati.
Per questo Carey appoggia il commerce ossia un libero scambio interno, e condanna il free trade dominato dagli inglesi, che era a tutto vantaggio delle nazioni piu forti a scapito di quelle piu deboli.
E' favorevole allo schiavismo, con posizioni del tutto analoghe a quelle di Calhoun e Fitzhugh.
Per Carey, c'è una contraddizione irrisolta fra il Liberismo americano e il modello di società liberale che è stata realizzata. Il liberismo tende alla concentrazione del potere e del denaro nelle città e nelle mani di pochi, rovina piccoli imprenditori manufatturieri e i piccoli farmers e opprime i lavoratori.
Bowen, di una generazione precedente, vede invece la necessità di un laissez faire completo in stile Adam Smith, per lasciare che la mano invisibile della società trasformi vizi privati in pubbliche virtù. Lo stato non deve intervenire in nessun modo, per non creare danni e storture.
Padre della sociologia americana, la sua concezione si basa su:
La scelta del liberismo per Sumner è legata alla posizione del Darwinismo sociale di matrice Spenceriana. Le società sono naturalmente conflittuali, con un processo che porta alla selezione dei migliori. Lo stato non deve intervenire: qui l'individuo è artefice unico del suo destino.
Intervenire porta alla creazione di società artificiali non funzionanti e che impongono storture. Sumner non crede ai diritti naturali dell'uomo, in quanto contrastano con i diritti di chi ha lavorato e risparmiato.
Critica del Socialismo
Il socialismo è criticato in quanto forma opprimente ed illiberale di statalismo. Non è emancipazione sociale, ma statalismo che opprime gli individui virtuosi che dovrebbero emergere. E' inoltre visto come non scientifico, dato che si occupa di speranze e desideri che nulla hanno a che fare con la realtà.
Critica alla plutocrazia
Unico caso in cui lo stato deve invece intervenire è in opposizione alle oligarchie plutocratiche. Qui lo stato deve porre un argine, dato che i moderni sistemi democratici possono essere intimamente corrotti del potere del denaro, necessario per creare il consenso. Lo stato in questo caso deve fare da arbitro per arginare le pretese opposte della plutocrazia e delle classi lavoratrici.
Il plutocrate sottrare forza alla società, non impiegando il capitale nella costruzione di lavoro ma di consenso politico.
Critica all'europa
Bisogna arginare l'imperialismo e la plutocrazia, in quanto sono segni del rischio della corruzione in senso europeo della società americana. Europa che Sumner vedeva (anche lui), esposta al rischio dei despoti dopo la cattiva lezione lasciata dalla rivoluzione francese.
Critica all'america
Sul finire della sua carriera Sumner fa notare come i difetti dell'imperialismo e della plutocrazia (mali di radici europee) avevano intaccato la società americana. Critica inoltre la dottrina monroe, in quanto le mire espansionistiche sull'america latina l'avevano snaturata, facendo prevalere la parte di difesa del continente americano su quella dell'isolazionismo e la neutralità.
Ward si attesta su posizioni opposte al suo contemporaneo Sumner. Teorizza l'intervento dello stato in economia con un forte ruolo regolatore. Si ispira a Comte. Teorizza la sociocrazia: il governo deve essere in mano agli scienziati sociali, che lo porterebbero a compimento e che potrebbero perfezionare gli ordinamenti istituzionali democratici.
Gli obiettivi polemici di Ward furono due:
La sociocrazia è infatti vista come antidoto al Socialismo: contrario all'idea delle masse popolari al governo, in quanto incompetenti. Inoltre, se l'individualismo ha creato delle disuguaglianze artificiali, il socialismo mira a creare delle uguaglianze altrettanto artificiali.
La sociocrazia è vista anche come metodo per correggere i difetti della democrazia che lasciata a se stessa tende a degenerare in plutocrazia.
Rapporto con l'europa
Coerentemente con le sue teorie, Ward vede nell'europa un esempio positivo di intervento dello stato, ed in particolare auspica la nazionalizzazione del sistema educativo.