Film che ho visto di recente – ovvero dell’occidente imbambolato
Di recente ho visto Vicky Christina Barcelona, in sala, lo ripassavano al Massimo per la rassegna di cinema in lingua. Certo è un Allen minore, forse anche un filmetto. Certo è un po’ troppo evidente lo spot al turismo catalano, l’europa caricaturale. Certo lo hype attorno al triangolo Bardem/Cruz/Johansson potevano evitarlo. Certo sembra che Woody si sia concesso uno svago, un hobby produttivo ma pur sempre un hobby.
Certo, soprattutto, si ha l’impressione che i personaggi siano mossi di qua e di là dalla voce narrante, non siano abbastanza solidi per la sceneggiatura.
Ma se si decide di concedergli attenzione, il film è gradevole, e forse Vicky e Christina sono preda di uno script – comunque debole – perché sono preda di tutto, di se stesse, degli eventi, della loro mancanza di coscienza di sé, e soprattutto della loro bambagia milionaria. Come se per una volta l’assoluta indifferenza (di molto cinema americano, apparentemente anche di questo) verso qualsiasi tema in una pessima parola “sociale” si facesse parlante e operante nella narrazione: il film è come i suoi personaggi, del tutto preda delle proprie stereotipe immagini di sé, privi della forza di staccarsene anche quando la vita gli mette davanti altre strade e occasioni.
Perché nessuno “fa” niente. Ogni risultato è ottenuto grazie ad amici, parenti, padri. Chi lavora (gli uomini) muove soldi al computer e parla per lo più di home theatre e arredamento. L’artista è forse un plagiatore, il poeta si rifiuta di pubblicare. Le mogli sono solo mogli, e senza vaghezza lo affermano. Christina si accompagna agli artisti, sente di avere “tanto da esprimere” ma non arriva mai al dunque. L’unica a mettere in moto le cose è Maria Elena, un personaggio disfunzionale, pericoloso, instabile, che di fatto ispira le opere degli altri (del pittore Bardem, del padre poeta, di Christina) ma che non può che restare un episodio: chi le resta accanto mette in pericolo la propria vita – rischia la morte, o peggio il cambiamento.
La voce narrante allora tira le somme. Si sbriga dove i personaggi vorrebbero indugiare nelle loro malinconie, nei loro problemi da adolescenti, nel loro ripetersi un autoritratto ricopiato da un romanzetto o dalla biografia di un cantante. Enuncia le loro banalità – sulla vita, sulla morale, sull’Europa così “libera” – e le manifesta come tali.
La voce narrante, che dice così poco, dice in fondo che Vicky e Christina sono impantanate nella loro vita – lo dico anche se le idelogie sono finite – borghese, senza nemmeno esserne consapevoli o partecipi come gli insulsi mariti.
Perché l’errore di Vicky come di Christina è di credersi protagoniste, degne di attenzione per quello che sono e non per quello che fanno. E così non trovano niente di degno “da fare”, e non fanno niente. Vicky e Christina sono la stessa persona, che non sa agire e nemmeno si accorge di esserne incapace, e si racconta una storia qualsiasi (che sia una storia di fuga o di realizzazione nella tranquillità borghese) per rendersi intressante o per dimenticarsi di non esserlo.
Quella voce dice, anche, che è inutile fargliene una colpa, che questi sono fatti, che il bovarismo è una malattia come un’altra, incurabile.
E questo Allen amorale e asciutto, devo dirlo, mi piace, anche se le vette di Crimini e Misfatti sono lontane.
Ho anche visto They Live di John Carpenter. Non credo che il film abbia bisogno di presentazioni – se sì: in un’america preda della crisi un operaio piuttosto scemotto scopre che le elite sono in realtà alieni che attraverso il segnale televisivo indottrinano l’umanità all’ubbidienza e al consumismo stile panem et circeses, questi alieni e i loro messaggi sono visibili solo attraverso lenti speciali, grazie alle quali lo scemotto si sveglia, si unisce alla rivolta e naturalmente sconfigge il male. Scaricatelo compratelo vedetelo è anche divertente. La scena in cui il ragazzone osserva i cartelli “smascherati” è una figata – per non parlare dell’ultima. Una fantascienza da manuale (di anticapitalismo) che soffre di uno svolgimento della trama un po’ troppo schiavo dell’idea, ma oggi, dopo le considerazioni di cui sopra, mi sento di perdonargli l’entusiasmo. E l’apparato di indottrinamento OBEY – CONFORM – CONSUME – MARRY AND REPRODUCE mi sembra più che mai necessario svelarlo. Non fosse che ormai ad avere la faccia strana e gli occhi a specchio probabilmente siamo tutti.
d
January 25th, 2009 at 11:48 pm
Sottoscrivo. La prossima volta che vai a vedere qualcosa in v.o. mi chiami? che vengo volentieri.
January 26th, 2009 at 12:01 pm
E proprio quando la blogosfera pensava di averti perso, ecco che rispunti! Ormai ero convinto che questo blog fosse diventato un servizio di necrologi online
January 26th, 2009 at 4:15 pm
>Juan
ti dirò: anch’io – ho ripreso più che altro in spregio a facebook.
>Antoine
i prossimi della rassegna non mi paiono eccezionali… ti farò sapere
January 28th, 2009 at 3:18 am
Personalmente, ho odiato Vicky Christina Barcelona con una intensità che non ricordavo di avere. Bozzetto frammentario, inutile. Mi aspettavo che da un momento all’altro comparisse il sito della Pro Loco catalana.
Però, dio conservi lo spregio per Fb che ti ha fatto ricominciare; uno dei rari blog urgenti, da vedere al mattino se c’è qualcosa di nuovo.
K.
January 28th, 2009 at 9:52 pm
Hai ragione, Facebook può fare miracoli ma merita un po’ sano disprezzo. Devo anch’io rientrare nella blogosfera, ma o faccio un’ingresso in pompa magna con juandemarco.it o lascio perdere. Magari mi apro il mio social network. O la mia etichetta Creative Commons. Chissà
January 29th, 2009 at 2:05 pm
Woody Allen ha settantaquattro anni.
January 29th, 2009 at 2:18 pm
>Kacz
beh, io da principio mi son maledetto e mi dibattevo sulla sedia, poi mi son messo il cuore in pace… poi ancora ci ho pensato e questo è il quanto — che si possa scrivere all’infinito di cinema su qualsiasi cosa?
>Juan
il dominio fa così 2004
>antoine
cazzo sì – uno non ci pensa mai – non per questo però è obbligato a far film – ci scoperà ancora con la tizia adottata?
January 29th, 2009 at 3:46 pm
Soon-Yi Farrow Previn ha 39 anni.
Presto lei e Allen avranno una figlia, che si sposerà con Roman Polanski.
January 30th, 2009 at 9:57 pm
Petalone, tutto si può dire di te tranne che tu scriva male… ah il fascino sottile del vegetariano colto
January 30th, 2009 at 10:53 pm
Grande Dedalo, ottima idea quella di ricominciare con il proprio blog.
Saluti
February 16th, 2009 at 10:30 pm
They Live un film di fantascienza? ed io che pensavo fosse un documentario, ohibò!
kt
July 3rd, 2009 at 12:08 pm
Però ti sei dimenticato di segnare una cosa: quello di They Live è Roddy Piper, ex wrestler metà anni Ottanta – la prima ragione che mi spinse, anni fa, a vedere il film…