Oh, piano!

La pantomima alla moretti (personaggio e non persona, per una volta su queste pagine) del vengo, non vengo, ma sì vengo, no non vengo, vengo ma sto in disparte inscenata dal loro papa e conclusa con un ridicolo “assente mio malgrado”; la piazza cattolica che assolve Mastella; la Conferenza Episcopale Italiana che accampa la pretesa di giudicare il nostro paese (indubbiamente malmesso, ma via, se non c’è senso dello stato in Italia sarà colpa dei comunisti o dei preti? e perché non giudicare la francia? il congo sempre che esista ancora? il maryland?) sfilacciato e diviso; la ben più fastidiosa pretesa non di legiferare forse ma di dire ai nostri (malmessi) parlamentari come farlo, in merito a diritto di famiglia e aborto; la coincidenza fra critiche pretesche e possibile crisi di governo che non può che sembrare un tentativo di spallata finale alla già traballante laicità del nostro stato.
Non una di quelle molte storie parallele (fantapolitica, ormai, è una parola della cronaca) scritte più o meno bene e ammucchiate sugli scaffali delle librerie nella speranza di trovarsi un giorno ad essere Philip K. Dick; piuttosto una storia con Uriah Heep protagonista, vincente. Ma nemmeno.
Invece, è soltanto un altro incafonimento dei nostri tempi in cui non ci si vergogna di niente sulla scena pubblica, perché tanto gli elettori lo sanno, e se non importa a loro…
Oggi e da che ho memoria l’atteggiamento di una chiesa gesuita più che mai è di dare la zampata sotto forma di pianto della vittima, vittima da difendersi, poi, in nome di quei valori che essa stessa intende abbattere e sempre più incrina: l’importante è far la figura dell’innocente, sempre per primi, perché è così che si vince negli editoriali delle 6 di sera.
Che i preti la sappiano lunga non è una novità.
Però concordato, costituzione, leggi.
Per cui, oh, papa, piano.