
Davvero un bel po’ di giorni lontano dal blog; a volte la vita continua anche offline.
Allora mentre pago tributo al giallo storico leggendo Morte a Breslavia di Marek Krajewski. mentre pago tributo alla musica facile da ascoltare con i Seabear, mentre sono sempre più infoiato nella stupida mania delle macchine fotografiche di plastica a basso costo (e subisco una specie di mobbing da parte di vermario su flickr), mentre scopro segreti sull’amministrazione pubblica che non potrò mai rivelare ma comunque fan ridere per cui immaginatevi i vostri e tanto da qualche parte si saranno già avverati, mentre decido finalmente che nonostante l’inventiva di IkeaHacker l’ikea sono ingannini e in fondo malvagi, mentre esito sull’aggiornare il blog temendo commenti stizziti di miqui sull’avvicinarsi dei miei trent’anni (psicoblogpsicoblogpsicoblog), mentre oramai ho perso talmente tanta credibilità che devo sentire dalle 2 alle 5 battute banali al giorno sulla mia pancia, più di quante ne sentissi alle medie sul mio nome, e ne sentivo, mentre tutto sommato c’è chi sta peggio, anche fra voi, ma, anche fra voi, anche meglio, io – ed è conclusione decisamente non all’altezza – continuo a girare con una macchina con la fiancata sfasciata da un tram, e non me ne frega un cazzo.
Su questa macchina sono andato sabato sera allo spazio 211 a vedere il concerto di Joanna Newsom.
Si sa che da queste parti Joanna è molto apprezzata, quindi superato l’abituale down della voglia di uscire prima dei concerti era ovvio che si sarebbe ascoltato un bel concerto… ed effettivamente… certo il gruppo di spalla inizia un’ora dopo l’ora di inizio prevista, e poi dopo quaranta minuti di canzoni tipo Kings of Convenience dei Moore Brothers (che, va detto, a parte i testi un po’ pietosi non erano male) la Joanna si fa pregare dieci minuti buoni per iniziare alle undici e mezza… certo il tizio che suonava il mandolino si chiamava Francescone ed era uguale a Neri Marco Re (Neri Marcorè? Nerimarco Re?) – e ammetto che questo è un difetto in un concerto solo per me… certo il percussionista sembrava appena fuggito da un manicomio criminale… (nessuna nota sulla violinista) certo faceva un caldo fottuto e il bar era chiuso per esplicita volontà dell’artista (ambivalente qui, è cosa antipatica ma il 211 non consente di tritare il ghiaccio e ascoltare un’arpista)… certo davanti a me c’era un tizio odioso con amici odiosi che dicevano cazzate odiose – e poi come puoi non sederti per terra al 211 se sei in prima fila? cazzo siediti che così lo possono fare anche quelli dietro… certo ma poi la vedi arrivare e non è affatto una muntagnina con una volpe arrotolata in testa, e chi l’ha vista mi capisce, poi è strano, ogni tanto sembra davvero una bambina a un saggio di musica, sorriso impostato da pattinatrice su ghiaccio, vocina, cose così… poi attacca con Emily ed è la musica stessa che si mostra in lei e quasi fa paura… se posso citare (fatti vivo per corregermi): “Fa sembrare la gente a bocca aperta intelligente”… bello, bellissimo concerto… da non rendersi conto di non avere una birra in mano…
però, però… un’ora e poco più (poco, proprio poco) di concerto e neanche un bis, nonostante mani spellate per 10 minuti… ma cribbio! e poi, soprattutto, non ci ha fatto Peach, plum, pear… ce l’aveva fatta pure Final Fantasy!
spassatevela
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